Viva la Cancellieri, anche fuorionda
Le ragioni che hanno bloccato un ammodernamento del sistema giudiziario italiano, che risulta tra i più lenti e meno garantisti tra quelli dei paesi sviluppati, sono molte. Quelle identificate con una sincerità piuttosto brusca da Annamaria Cancellieri, il freno tirato dalle “grandi lobby” e dall’avvocatura, non sono le uniche e forse nemmeno quelle decisive, ma è lodevole che vengano affrontate con decisione, con un piglio che è fin troppo facile definire “prefettizio”. Il sistema giudiziario italiano, organizzato attorno a una magistratura autoreferenziale e dalle carriere intrecciate e automatiche, diffida sistematicamente dell’innovazione.
14 AGO 20

Le ragioni che hanno bloccato un ammodernamento del sistema giudiziario italiano, che risulta tra i più lenti e meno garantisti tra quelli dei paesi sviluppati, sono molte. Quelle identificate con una sincerità piuttosto brusca da Annamaria Cancellieri, il freno tirato dalle “grandi lobby” e dall’avvocatura, non sono le uniche e forse nemmeno quelle decisive, ma è lodevole che vengano affrontate con decisione, con un piglio che è fin troppo facile definire “prefettizio”.
Il sistema giudiziario italiano, organizzato attorno a una magistratura autoreferenziale e dalle carriere intrecciate e automatiche, diffida sistematicamente dell’innovazione. Anche l’impiego dei sistemi moderni di informatizzazione, che in tutti gli altri settori, dalle banche agli uffici postali, ha rivoluzionato le procedure, imposto aggiornamenti professionali, reso più rapidi ed efficienti i servizi, negli uffici giudiziari si sta diffondendo solo ora e a macchia di leopardo. A rendere lenta la giustizia italiana ci sono ragioni ordinamentali che non riescono a correggere, ma anche questioni banalmente materiali: la trascrizione degli atti e la collazione delle informazioni ancora svolte in forme tradizionali e inefficienti, la distribuzione delle sedi giudiziarie rispondente a vecchie logiche di potere locale quasi feudali e che non si riesce a razionalizzare in base all’esigenza del migliore utilizzo delle risorse disponibili.
Il ministro Cancellieri ricorda che su queste materie sono tutti d’accordo a parole, ma che quando poi si tratta di andare a toccare qualche santuario campanilistico o qualche accrocco di potere tradizionale scattano i veti e le contrapposizioni. Per aver parlato chiaro, perfino in qualche “fuorionda”, la Guardasigilli è sottoposta ora a una campagna di dileggio, ad accuse di mancanza di stile e di rispetto. Al centro di questa offensiva ci sono gli avvocati napoletani e gli amministratori di alcune zone dell’area metropolitana partenopea, area in cui com’è noto, la giustizia funziona benissimo e non richiede alcuna correzione. Lamentano che la titolare del ministero si comporti come un prefetto: se è così non resta che gridare: “Viva i prefetti!”.